Dott. Enrico Ballor – Pneumologo Torino
Lo Pneumologo Risponde

Miglior Farmaco tra Mepolizumab, Reslizumab e Benralizumab per Asma Grave Eosinofilo?

Lo Pneumologo Risponde” è la nuova rubrica di questo sito dedicata alle curiosità dei lettori.

La domanda di questa uscita è:

Ho un asma grave eosinofilo. Qual è il miglior farmaco biologico tra mepolizumab, reslizumab e benralizumab?

La terapia dell’asma grave con anticorpi monoclonali risale ormai a parecchi anni fa con l’avvento di omalizumab, utile a trattare quelle forme di asma allergico con elevato numero di anticorpi IgE presenti nel sangue.

Questa paziente asmatica di 38 anni in terapia con mepolizumab mi chiede quale, tra i vari farmaci di questa categoria (anticorpi monoclonali per asma eosinofilo) disponibili in Italia, sia il migliore per trattare il suo problema.

Il farmaco che attualmente usa questa giovane asmatica (mepolizumab) è sicuramente uno tra i più efficaci.

Di pari efficacia esiste in commercio il reslizumab, avente in comune con il mepolizumab la capacità di legarsi all’interleuchina 5 (IL5), fattore di reclutamento e di attivazione biologica delle cellule eosinofile, inattivandone l’azione.

Per quanto l’attività di questi due monoclonali sia rivolta ad intercettare la IL5 presente nel sangue, una piccola quota di essa permane in ogni caso in circolo, se pur in bassa quantità.

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Ciò risulta comunque sufficiente a mantenere, per quanto ridotta, una residua stimolazione degli eosinofili che, come tali, diminuiscono notevolmente di numero nel sangue periferico ma non scompaiono mai completamente. Il benralizumab, invece, è un vero e proprio “anti-eosinofilo” e non si comporta solo come “anti-IL 5”, andando a legarsi al recettore per la IL 5 presente sull’eosinofilo e attivando, al contempo, l’apoptosi (vera e propria morte cellulare dell’eosinofilo).

In tal modo il numero degli eosinofili nel sangue non solo diminuisce ma si azzera praticamente in modo completo.

Si ricordi ,tuttavia, che quando per “scegliere” si debba procedere ad una valutazione comparativa tra un anticorpo monoclonale e un altro, considerati nei termini di “migliore” o “peggiore”, è necessario considerare non solo la teorica azione biologica svolta dallo stesso, ma anche la tollerabilità del farmaco da parte della persona che ne fa uso, l’incidenza, la frequenza e la quantità dei numerosi effetti collaterali indesiderati che si possono presentare nel corso del trattamento, la sua capacità di ridurre il ricorso al cortisone e il costo della terapia rapportata al risultato clinico.

Come si vede, nella scelta del farmaco “migliore” o “peggiore” entrano un’infinità di variabili che vanno ben oltre il semplice effetto biologico atteso, che solo lo specialista pneumologo prescrittore è in grado di valutare per i diversi pazienti e per le diverse situazioni cliniche individuali.

Approfondimenti

Scopri di più su questo argomento leggendo anche:

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