Dott. Enrico Ballor – Pneumologo Torino
Sintomi e Diagnostica

Fame, sazietà e umore: lo pneumologo e la difficoltà a dimagrire

Respirazione e cibo: quale relazione?

Una “Medicina del Respiro” che sappia integrare gli aspetti “pneumologici” della “fisicità” del disagio respiratorio (dispnea), con le relative letture emotive e mentali dello stesso, ha davvero un senso?

Appetito per certi alimenti gustosi e tendenza a ingrassare, compulsioni alla ricerca di appetitosi manicaretti e pancia piena, felicità dei “grassi” e tristezza dei “magri”.

Un mix di luoghi comuni e convinzioni popolari, proverbi e “perle di saggezza” alla ricerca della serenità interiore e del “peso forma”, quello che vorremmo tutti ma che spesso è difficile da ottenere e, ancor più, da conservare.

Per quanto filosofi e teologi si affannino a darci un valore particolarmente diverso dal resto degli esseri animati del pianeta, siamo e resteremo sempre, prima di tutto, complessissime macchine biologiche che necessitano di energia per vivere e per riprodursi.

Traiamo il nutrimento indispensabile che ci mantiene in vita da ciò che introduciamo (liquidi compresi) e dall’ossigeno dell’aria, e milioni di anni di evoluzione e di pazienti tentativi di migliorarci hanno consentito alla natura di portare, fino a noi, un organismo “superiore”, il nostro, plasmato e affinato nei suoi sofisticati meccanismi biochimici.

Un sistema a “feedback”, a “retroazione” e ad autoregolazione.

Sistemi “omeostatici” in grado di accorgersi se siamo “troppo caldi” o “troppo freddi”, conservando una temperatura corporea che dipende dallo stato di dilatazione o di costrizione dei nostri vasi sanguigni, dall’umidità della nostra cute e dalla maggiore o minore presenza delle nostre secrezioni (sudore).

Ma non solo.

Ogni più piccolo settore del nostro corpo è regolato “in più” o “in meno” da molecole particolari, da enzimi e ormoni con funzioni attivatrici o soppressorie, da neurotrasmettitori e interleuchine che, nell’insieme, regolano tutto.

Se c’è troppo di un “qualcosa” scatta l’allarme, l’enzima, l’ormone, che segnala l’eccesso e, in questo modo, il sistema si corregge ed elimina il “di troppo”.

Se ce n’è poco succede il contrario.

E così capita per l’appetito.

Senza cibo moriamo, ma con troppo cibo moriamo lo stesso.

Una gran parte della patologia umana, specie di quella dei paesi ricchi occidentali, si sostiene oggi con questo secondo meccanismo.

Mangiamo fino a “scoppiare”, appagando il nostro bisogno di cibo premiante all’urlo di “grasso è bello”!

Moriamo di patologie cardiovascolari (ictus, infarti, ecc.) e ci occludiamo le arterie degli arti fino a non riuscire più a camminare.

Scateniamo il diabete che ci rende ciechi e che peggiora il quadro circolatorio ma, soprattutto, dopo aver finito di riempirci la pancia, non riusciamo più a respirare!

Già! Perché uno dei peggiori problemi legati all’eccesso di cibo sta proprio in quello.

Gli pneumologi sanno molto bene quanto molte malattie respiratorie, specie se croniche, vengano aggravate dal sovrappeso e dall’obesità e quanto difficile sia, in questi pazienti, la possibilità di ottenere una stabilità clinica pur in presenza di terapie farmacologiche formalmente corrette.

Tra le patologie respiratorie che maggiormente risentono dei disequilibri ponderali, troviamo:

Cerchiamo di correre ai ripari, correggendo abitudini viziate e comportamenti alimentari impropri di fronte a malattie respiratorie che risentono negativamente di regimi alimentari inadeguati, non solamente da un punto di vista quantitativo ma, talvolta, anche qualitativo (vedi “Alimentazione e dieta con l’asma: i consigli dello pneumologo”).

Di fronte al peso eccessivo il paziente respiratorio si “mette a dieta”, affrontando, con le molte possibilità offerte dalla scienza dell’alimentazione e dalla dietologia (vedi “La dieta chetogenica al servizio della respirazione: il punto dello pneumologo” ), quel peso “di troppo” che rappresenta per lui uno dei peggiori nemici.

Ma qualche volta, anzi troppo spesso, dimentichiamo che alla base del nutrirsi “in eccesso” proprio del “ciccione” asmatico senza misura, si nascondono spinte emotive compensatorie e “carenze” affettive che difficilmente l’obeso può affrontare da solo e che spesso gli rendono difficile, quando non impossibile, il rinunciare al cibo.

Di quell’intricato sistema regolatorio di cui parlavo all’inizio, fan parte le molecole attivanti e disattivanti l’appetito.

Tali fattori “gastrici”, ormonali e biochimici, contraggono importanti rapporti con l’immenso mondo di quei “regolatori” neurologici che ci attivano le emozioni, belle o brutte che siano, e le diverse sensazioni dei nostri stati interni.

La distensione gastrica che percepiamo dopo aver mangiato, lo stop alla ricerca del cibo indotto dall’aumento della leptina e dell’insulina dopo il pasto, la ricerca del cibo favorito dalla grelina attivante l’appetito, sono tutti aspetti di un unico problema: il controllo sulla capacità di alimentarci che ci mantiene in vita.

Dopamina che “appaga” e serotonina che “rende felici”, implicati nella regolazione fine della ricerca dei dolci e delle piacevoli sensazioni emotive che si generano successivamente al loro consumo.

Ma, ancora, colecistochinina (CCK) e peptide YY che generano il senso di sazietà come ulteriori aspetti dello stesso generale meccanismo, quello che, attraverso segnali di “stop” e di “attivazione”, attacca e stacca gli “interruttori” della fame e della sazietà, correlando gli stessi con quegli stati emotivi che ci “fanno star bene”, con la pancia piena, o che ci rendono “tristi” se messi a digiuno.

Ecco allora il “binge eating” e le abbuffate compulsive di dolci scatenate dall’umore depresso, o la ricerca ossessiva di quel “dolce” o di quel “salato” che viviamo come un premio, non potendoci magari premiare con altro.

Ormoni ed emozioni, biochimica e sensazioni emozionali che si mescolano al cibo senza fine in un’infinita gamma di soluzioni diverse, tutte vissute con un grande rischio di fondo: ingrassare malamente, scatenando patologie di ogni tipo e disagio respiratorio.

Ecco, quindi, un motivo in più per una medicina respiratoria che operi sempre più in modo integrato, affrontando insieme gli aspetti fisici e quelli mentali.

Fame e sazietà, con l’umore sempre in agguato sullo sfondo, gestiti in un’unica proposta che renda possibili, al paziente con problemi respiratori, soluzioni che gli consentano di dimagrire, di mantenere il peso e di respirare al meglio, senza necessariamente dover soffrire.

Un approccio più motivante che avvicini, in questo modo, lo pneumologo alle personali necessità del paziente respiratorio che richieda di limitare il peso, spesso bisognoso di essere compreso e consigliato, prima ancora che curato con la sola dieta o con i farmaci.

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