Dott. Enrico Ballor – Pneumologo Torino
Terapie e Consigli

Infiammazione Bronchiale e Antiinfiammatori (FANS): Rischio di Infarto?

E’ fondamentale fare attenzione all’assunzione di antiinfiammatori non cortisonici (FANS), specialmente se si è abituati ad usarli con facilità e frequentemente allo scopo di alleviare i sintomi fastidiosi di alcune malattie.

Introduzione

Faringite e rino-faringite, tracheite e bronchite.

Sto parlando di quei quadri infiammatori delle vie aeree superiori e inferiori aventi in comune fastidiosi sintomi provocati dall’infiammazione dei tessuti, tra i quali:

  • dolore
  • bruciore
  • congestione delle mucose respiratorie, con o senza ostruzione nasale.

E’ noto come sia di pratica comune il ricorso agli antiinfiammatori non cortisonici, anche noti con l’acronimo di FANS – (farmaci antiinfiammatori non steroidei, cioè “ non cortisonici”), al solo scopo non tanto di curare la malattia, quanto di alleviare i fastidiosi sintomi che essa provoca.

Questa classe di molecole farmacologiche racchiude in sé tre diversi effetti e precisamente

  • quello antalgico-analgesico (antidolorifico)
  • quello antipiretico (antifebbrile)
  • infine quello antiinfiammatorio.

Essi agiscono bloccando alcune vie metaboliche dell’acido arachidonico e dell’ acido eicosapentenoico, dai quali vengono sintetizzate una serie di molecole implicate nei processi infiammatori quali prostaglandine, prostacicline, leucotrieni e trombossani.

Era noto da molti anni il loro effetto lesivo sulle mucose dell’apparato digerente, in modo particolare la loro tendenza a provocare gastrite, fino a determinare veri e propri processi ulcerosi (ulcera gastrica e ulcera duodenale).

Motivo per cui la loro assunzione è stata da sempre consigliata a stomaco pieno, talora associata ad antiacidi e a protettori della mucosa gastrica nel caso di cicli di terapia particolarmente prolungati o in soggetti sensibili, specie se con precedenti di patologia gastro-duodenale.

Nulla faceva tuttavia presagire che, contrariamente alla loro relativa innocuità che porta da sempre ad assumerli senza particolari preoccupazioni, essi potessero avere sul cuore effetti avversi di estrema gravità oltre a quelli già noti.

E che, oltretutto, tali effetti negativi si manifestassero con maggiore evidenza in concomitanza con un loro impiego motivato da processi infiammatori delle vie aeree.

Un recente studio pubblicato su di una prestigiosa rivista internazionale, il Journal of Infectious Diseases, ha infatti recentemente consentito di confermare nuovamente la supposta pericolosità dei FANS, già evidenziata fin dal 2005 dalla FDA (Food and Drug Administration), ente americano preposto alla vigilanza sulle sostanze farmacologiche e corrispondente alla nostra AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), relativamente all’aumentato rischio di infarto del miocardio, che portava le aziende produttrici ad inserire nel foglietto illustrativo delle caratteristiche del prodotto anche l’aumento di infarto e ictus cerebrale tra coloro che ne fanno uso.

Di non poco conto, inoltre, appare quantitativamente tale aumentato rischio, se è vero che, come dichiarato dagli autori dello studio del National Taiwan University Hospital, la possibilità di incorrere in un infarto del miocardio è addirittura più che triplicata in coloro che, in occasione di infezioni respiratorie, assumono FANS per via orale, rispetto al rischio corso, per la stessa patologia, da coloro che assumono FANS per altri motivi (senza, cioè, avere infiammazione delle vie aeree), o che hanno infiammazione delle vie aeree ma non assumono FANS.

Tale rischio, inoltre, aumenterebbe fino a sette volte, rispetto alle due categorie del confronto precedente, per coloro che in occasione di infiammazione dell’apparato respiratorio assumono tali farmaci non per via orale, ma per via parenterale (uso di fiale intramuscolari o endovenose).

Secondo i ricercatori, tale deleterio effetto di sommazione del rischio infartuale negli “infiammati” respiratori esposti a FANS, potrebbe conseguire all’aumento della pressione arteriosa secondaria alla ritenzione idrica legata al recupero del sodio, con rottura delle placche aterosclerotiche presenti nei vasi coronarici (arterie del cuore), associato all’incremento della quantità di leucotrieni circolanti, con conseguente aumento della capacità delle piastrine di aggregare e di formare trombi (tappi piastrinici), e dalla minor attività antitrombotica derivante dalla minor quantità circolante di prostaciclina-I2 (PGI2).

Visti gli effetti dichiarati dagli autori dello studio, consiglierei, in caso di infezione respiratoria con infiammazione delle vie aeree, maggior prudenza prima di procedere in modo indiscriminato all’assunzione di tali antiinfiammatori, specialmente nel caso in cui il paziente già sia portatore di una cardiopatia ischemica o presenti patologie (diabete, ipertensione, stati di aumentata coagulazione del sangue, ecc.) e specifici fattori di rischio di per sé potenzialmente aggravanti la malattia ischemica.

Conclusione

In certi casi, per quanto i fastidiosi sintomi dell’infiammazione delle vie aeree possano portare a ricercare sollievo proprio nell’assunzione di FANS, metterei in guardia dall’esagerare con una sconsiderata assunzione di tali farmaci, sia in termini quantitativi, sia in termini di durata del trattamento sintomatico, che limiterei davvero all’indispensabile e con il preciso obiettivo di attenuare per un po’ di tempo il fastidio arrecato dai sintomi dell’infiammazione, fino a portarlo ad un livello di “sopportabiltà” che consenta di gestire il disagio fisico senza aumentare sconsideratamente i rischi.

 

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