Criceti, cavie, topi e conigli: lo pneumologo e l’asma da piccoli roditori domestici

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Senza dimenticare i furetti, che non sono roditori ma mustelidi, e gli altri piccoli roditori domestici meno comuni, criceti, cavie e cavie peruviane, topi e topolini e l’immancabile coniglio (meglio se “nano”), amico dei bambini, sono entrati da qualche anno a pieno titolo tra gli animali che amiamo tenere nelle nostre case per allietare le giornate a noi, e ai nostri cari. Niente di più bello che accarezzare il pelo morbido di questi graziosi animaletti che c’inducono tenerezza e protezione. Niente di più bello di sentire tra le nostre mani la loro indifesa vulnerabilità, specie se messa a confronto con le nostre ben più grandi dimensioni di sapiens bipedi.

Eppure, dietro a tanta apparente innocuità mansueta, si nasconde qualche volta, oltre ad una possibile poco piacevole morsicatura regalataci dal nostro amico poi non così contento di farsi continuamente “pasticciare” dalle nostre mani, ciò che in qualche caso rischia di rappresentare un problema di non facile soluzione. Vediamo, allora, di cosa si tratta.

Come ogni animale dotato di pelo anche i roditori, indipendentemente dalle loro dimensioni, proprio in quanto portatori di una folta pelliccia e di una superficie cutanea facilmente desquamabile, eliminano con grande facilità derivati epidermici (forfora animale) e peli, lasciando tracce della perdita dei loro annessi e del materiale furfuraceo sui nostri indumenti e su divani, letti e poltrone. Ciò che non tutti sanno è che non si è allergici al pelo dell’animale, né alla forfora prodotta della desquamazione degli strati più superficiali della sua cute (pelle), ma ciò che rappresenta la componente allergizzante responsabile dei sintomi che compaiono successivamente all’avvenuta sensibilizzazione, è una serie di prodotti proteici presenti nella saliva dell’animale, dotati di maggiore o minore “allergenicità” (capacità allergizzante). Tali proteine, rilasciate dalla saliva sulla pelliccia e sulla cute durante le operazioni di pulizia dell’animale (leccamento), vengono poi liberate nell’ambiente sfruttando forfora e peli come veicolo di diffusione ambientale. In tal modo, giunti a contatto con il bersaglio (cute o mucose respiratorie), esse esprimono tutta la loro forza patogena generando la sintomatologia allergica diversa da caso a caso, in modo non dissimile da quanto avviene in caso di pollinosi (vedi “Malattie allergiche delle vie aeree”).

Si va quindi dai comuni sintomi da raffreddamento del raffreddore allergico (vedi “Rinite allergica”), con o senza interessamento oculare (rino-congiuntivite allergica), alle tossi stizzose e persistenti delle laringiti allergiche (vedi “ Tosse e allergia: il parere dello pneumologo” – “Tosse persistente dell’adulto e del bambino” – “Tosse secca o “tosse senza catarro”: il parere dello pneumologo” – “Tosse nervosa e tic di tosse: il parere dello pneumologo e dello psicoterapeuta”) e delle sinusiti allergiche, per arrivare ai casi in cui l’allergene animale diviene causa di asma bronchiale, prima anticipato anche solo da una banale tosse avente un significato di “equivalente asmatico” (vedi “Tosse come equivalente asmatico: l’asma, “quasi” asma, spiegato dallo pneumologo” – “Dalla rinite allergica all’asma bronchiale: lo pneumologo e la prevenzione asmatica”), poi presentandosi invece nella forma clinica completa, con la comparsa dei quattro classici sintomi dell’'asma, e precisamente tosse, dispnea (difficoltà respiratoria), sibilo espiratorio (vedi “Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e senso di costrizione al torace. Talvolta l’unico sintomo può consistere più semplicemente in una manifestazione dermatologica, con orticaria allergica e prurito cutaneo.

Le manifestazioni cliniche dell’allergia ai roditori domestici, quindi, si presentano con meccanismi patogenetici, modalità di comparsa dei sintomi e manifestazioni cliniche non tanto diverse da quelle che ho già presentato a proposito dell’asma e delle forme allergiche respiratorie da allergeni del cane e del gatto (vedi “Bimbi, animali domestici, asma e allergie respiratorie: i consigli dello pneumologo” – “Asma allergico da pelo del cane: il parere dello pneumologo” – “Asma allergico da pelo del gatto: il parere dello pneumologo”). Ciò che tuttavia spesso inganna il paziente e il medico è il non “immaginare” che quel piccolo animale presente nella nostra casa possa essere la fonte del disturbo allergico e del disagio respiratorio lamentato. Il problema delle diagnosi mancate o ritardate anche per lungo tempo, consiste in fondo in una difficoltà culturale e di abitudine a considerare una cavia peruviana al pari di un cane o di un gatto, quando ci si confronti con l’asma o con i sintomi dell’allergia.

Si tenga, pertanto, sempre presente quanto descritto in questo testo, ogni qual volta ci si trovi nella necessità di dover comprendere da dove nasca un disturbo respiratorio di un adulto o di un bambino. Proprio in quanto la sensibilizzazione allergica all’animale necessita di un variabile periodo di contatto e di vicinanza per realizzarsi, nell’abitazione nella quale sia presente un piccolo roditore da compagnia non escludere mai a priori la responsabilità dello stesso nella genesi dei disturbi di cui sopra solo perché, per anni, quel batuffolo di pelo ci è magari stato accanto senza crear problemi.

Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\eriklam

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