Dott. Enrico Ballor – Pneumologo Torino
Sintomi e Diagnostica

Visita Pneumologica, Spirometria, Ossimetria e Test con Broncodilatatore

Ritengo di fondamentale importanza, nel corso della mia attività specialistica di pneumologo, poter offrire al paziente una visita pneumologica completa comprensiva di spirometria, esame funzionale di facile esecuzione solitamente molto ben tollerato ed eseguibile in tempo reale.

Poter disporre in tempi rapidi di una valutazione spirometrica, infatti, già nel corso della prima visita pneumologica, senza dover attendere che il paziente si rechi presso un servizio ambulatoriale o presso un centro ospedaliero per effettuare l’esame spirometrico prescritto, consente allo specialista pneumologo di conoscere da subito quale sia il reale stato di salute dei suoi bronchi e dei polmoni specialmente nel caso di pazienti affetti da malattie respiratorie a carattere prevalentemente ostruttivo (asma bronchialebronchite cronicaenfisema polmonarebroncopneumopatia cronica ostruttiva – BPCObronchite bronchiectasica, ecc.), con il vantaggio, non di poco conto, di poter prescrivere la terapia pneumologica sulla base di quanto misurato.

Ma non solo!

Oltre al vantaggio di poter iniziare da subito il trattamento farmacologico più opportuno, la valutazione spirometrica effettuata prima di prescrivere i farmaci broncodilatatori consente, nel corso dei successivi controlli del paziente, di poter valutare sia il modificarsi della situazione funzionale, sia soprattutto la reale efficacia della terapia in corso.

Per fare un esempio che chiarisca meglio, la spirometria corrisponde, per lo pneumologo, all’elettrocardiogramma che pratica il cardiologo nel corso di una visita cardiologica per valutare la situazione generale del cuore ed il suo modificarsi conseguente alla terapia.

Altro dato, poi, di notevole importanza per lo specialista pneumologo, acquisibile nel corso della prima visita pneumologica e nel corso delle successive visite di controllo, è l’ossimetria del paziente, rilevabile con l’ossimetro in modo non invasivo e indolore (senza prelievo di sangue), che correla con la capacità dei polmoni del paziente di ossigenare il sangue.

Ma esiste ancora una terza possibilità che ritengo vantaggiosa per il paziente nel corso di una valutazione pneumologica completa, utile a comprendere il livello di efficacia della terapia in atto con i farmaci broncodilatatori e l’eventuale spazio ancora disponibile per migliorare il risultato raggiunto.

Presso il mio studio, infatti, il paziente può praticare il test farmacodinamico di broncodilatazione (prova farmacodinamica di reversibilità), consistente in una semplice misurazione, priva di rischi, dei valori spirometrici ottenuti prima e dopo la somministrazione di un farmaco broncodilatatore per uso inalatorio (salbutamolo a dosaggio standard di 400 µg = 4 puff predosati da 100 µg), in grado di valutare la broncodilatazione ottenibile che, secondo le linee guida ATS – American Thoracic Society, per dimostrarsi significativa deve presentare una variazione percentuale del FEV1 per lo meno pari al 12% rispetto ai valori basali, con un incremento assoluto del FEV1 di almeno 200 ml.

Tale esame funzionale è di fondamentale importanza per definire la reversibilità dell’ostruzione bronchiale eventualmente riscontrata nel corso dell’esame spirometrico basale, assai utile non solamente per orientare in modo più preciso la terapia, ma altresì per definire in senso diagnostico l’appartenenza dell’ostruzione bronchiale alla dimensione più francamente asmatica (reversibile, in quanto prevalentemente legata al broncospasmo) o a quella non reversibile o poco reversibile della bronchite cronica, dell’enfisema polmonare e della BPCO.

 

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