Asma bronchiale: malattia da conoscere

 conoscere l'asma bronchiale

Con l’arrivo della primavera il fiorire delle piante e degli arbusti che ridipingono le nostre campagne di tanti nuovi colori si accompagna purtroppo, come ogni anno, ad una condizione che per moltissime persone rappresenta un problema stagionale di non poco conto: il ripresentarsi della malattia asmatica allergica (vedi anche “Asma bronchiale”) legata alla impollinazione primaverile (vedi anche “ Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree”). I pur frequenti e fastidiosissimi sintomi della rinite e della congiuntivite allergica (starnuti, prurito oculare, lacrimazione) che nei pazienti sensibilizzati si presentano nel momento in cui i pollini allergenici aero-dispersi giungono a contatto con le mucose nasali ed oculari degli stessi (vedi anche “Rinite allergica”), sono poca cosa se rapportati alla serietà di taluni quadri clinici di pazienti asmatici che, dovendo confrontarsi con un disagio respiratorio ben più serio (vedi anche “Dispnea (difficoltà respiratoria)” in quanto secondario ad una ostruzione allergica dei loro bronchi, vanno talora incontro a situazioni cliniche di gravità tale da richiedere il ricovero urgente in ospedale (vedi anche “ Insufficienza respiratoria e ossigenoterapia”).

Ma non è il solo periodo primaverile quello in cui la malattia asmatica si manifesta. Se è vero che questa stagione ci ricorda che l’asma esiste, in virtù del fatto che molti pazienti asmatici sono allergici e sensibilizzati ai pollini delle graminacee (erbe comuni dei nostri prati) e che quindi in tale periodo la malattia diviene in forma acuta più presente nella popolazione, è vero anche che quadri asmatici clinicamente rilevanti sono presenti durante tutto l’anno. Si può dire che praticamente ogni periodo dell’anno può rappresentare un problema per il paziente asmatico. Dalle esposizioni al polline delle betulle e dei noccioli del periodo tardo-invernale in grado di sostenere quadri asmatici importanti, si sfuma nel periodo primaverile in cui, come detto prima, la fanno da padrone i pollini delle graminacee che ci accompagnano fino al momento in cui quelli della parietaria (l’erba dei muri) si sostituiscono ad essi e si mantengono fino al periodo autunnale. Il periodo estivo vede apparire all’orizzonte l’ambrosia che, se rappresentava un tempo la principale causa di asma allergico pollinico solo negli Stati Uniti, importata da quei luoghi e diffusasi in modo esuberante rischia oggi di togliere il primato dei casi di sensibilizzazione allergica alle stesse graminacee delle nostre campagne. E’ tipica, inoltre, del periodo estivo la presenza di Cladosporium e di Alternaria, spore fungine che disperse nell’aria sono responsabili di una certa quota di quadri asmatici. Le composite, poi, del periodo tardo estivo–autunnale chiudono la parata dei pollini allergenici e sostengono grossa parte dei disturbi respiratori allergici di tale periodo.

Ma non solamente i pollini, per quanto presenti lungo tutti i periodi dell’anno, rappresentano l’unica causa di scompenso asmatico allergico di una certa serietà in pazienti predisposti all’ostruzione bronchiale. Gli ambienti confinati delle nostre case sono spesso ricettacoli di acari, minuscoli parassiti domestici opportunisti che si nutrono prevalentemente di forfore umane ed animali e che trovano particolare facilità a moltiplicarsi proprio in quel periodo tardo-autunnale in cui nelle nostre case sono presenti condizioni di calore e umidità tali da attivarne e favorirne il ciclo riproduttivo. E se si tiene conto del fatto che l’asma infantile è spesso associata ad allergia in cui gli acari giocano un ruolo preponderante, è facile comprendere la necessità di un efficace controllo della condizione di igiene e di bonifica della casa senza il quale è pressoché impossibile il controllo della patologia asmatica dei bambini (vedi anche “ Asma allergico e allergie respiratorie: 20 consigli utili per l'igiene della casa”). Oltre a ciò, la stessa presenza di animali domestici può rappresentare un problema talora serio in quella fascia di pazienti asmatici che nel tempo si siano sensibilizzati alla forfora del cane o dei piccoli animali (conigli, criceti, ecc.) o ancora agli allergeni della saliva del gatto.

Ma la malattia asmatica è qualcosa di molto più complesso e articolato per essere semplicemente ricondotta al semplice contatto tra sostanza allergenica sensibilizzante e soggetto allergico sensibilizzato. Essa è una malattia che deve prima di tutto essere adeguatamente conosciuta se si vuole pensare di controllarla efficacemente e dove il “fai da te” rischia di finire spesso in un drammatico insuccesso. Nonostante la presenza di farmaci decisamente più efficaci rispetto al passato, l’asma continua ad avere tassi di mortalità per crisi acute che stentano a diminuire. Ciò è da imputare a trattamenti spesso inadeguati o non sufficientemente condotti, controllati e accettati dal paziente, con insufficiente uso di farmaci antinfiammatori e sottostima della gravità della situazione clinica del singolo paziente. Non esiste, infatti, una terapia “dell’asma”, ma una terapia dell’asma di “quel singolo paziente”, a sottolineare la necessità di una corretta impostazione della terapia e della necessità di una sua rigorosa personalizzazione.

Spesso, in pazienti geneticamente predisposti, l’asma inizia successivamente ad una occasionale infezione virale delle vie aeree e trasforma pazienti affetti da “banale” raffreddore allergico in asma clinico che tende poi a mantenersi stabile nel tempo. Talora può scomparire al momento della pubertà o comparire in pazienti che prima non ne soffrivano. Certe condizioni, poi, rappresentano fattori favorenti e tra questi, oltre alle infezioni virali prima ricordate, figurano un basso peso alla nascita, le diete inadeguate o ricche di alimenti allergizzanti, l’inquinamento atmosferico e dell’ambiente confinato della casa, oltre al fumo di sigaretta anche se non direttamente inalato (fumo passivo).

L’asma bronchiale è prevalentemente una malattia infiammatoria dei bronchi che determina una broncocostrizione (chiusura dei bronchi) e non è pensabile di ottenere un efficace controllo clinico della stessa senza un adeguato e calibrato impiego di farmaci antinfiammatori, anche tenendo conto del fatto che spesso non guarisce ma può essere efficacemente controllata a patto che la si affronti e la si gestisca in modo appropriato.

Un’adeguata impostazione della terapia dell’asma passa necessariamente per un approfondito esame delle innumerevoli cause allergiche e non allergiche che la possono sostenere e non è pensabile un efficace piano terapeutico fin tanto che non se ne siano chiariti i motivi scatenanti. Prove allergometriche, esame spirometrico basale (vedi anche “La spirometria o esame spirometrico”) e dopo somministrazione di broncodilatatori, test alla metacolina (vedi anche “Iperreattività bronchiale aspecifica”) e test di esposizione fanno parte di una serie di indagini semplici e non invasive volte a definire con precisione la reale situazione clinica del singolo paziente. I programmi di trattamento comprendono un’adeguata istruzione del paziente (vedi anche “ Asma e malattie respiratorie ostruttive: corretto uso delle bombolette e dei “device” a polvere secca nella cura ”) ed il trattamento farmacologico va calibrato sulla gravità di malattia al fine di ottenere il massimo effetto terapeutico con la minore quantità di farmaco impiegato.

Ma curare l’asma non vuol dire solamente definire un’efficace terapia farmacologica. Non si cura “l’asma” ma “l’asmatico”, intendendo con ciò la necessità, da parte dello pneumologo, di seguire ed orientare il paziente durante tutto il suo percorso di cura, riducendo al minimo i sintomi e le riacutizzazioni e limitando al massimo l’impiego di farmaci “al bisogno” per preferire invece trattamenti più continui ad un dosaggio minimo in grado di mantenere il paziente stabilmente senza sintomi. E prima dei farmaci voglio ricordare la necessità assoluta di istruire il paziente in modo esperto, assistendolo nella correzione di errori ed abitudini quotidiane incompatibili con un buon controllo della malattia, modificando condizioni climatiche del microambiente della casa non corrette in termini di temperatura e umidità, variando assetti dietetici spesso inadeguati (si pensi a quanto l’asma sia molto più difficilmente controllabile nei pazienti obesi), fornendo una dieta a basso impatto allergenico nel corso della gravidanza e dell’allattamento in donne con familiarità genetica per asma, per limitare i rischi di una patologia asmatica del nascituro e del neonato e decidendo, infine, insieme la scelta di un luogo di vacanza compatibile con fioriture di stagione e condizioni ambientali adeguate alla peculiare condizione allergica del paziente (calendari pollinici stagionali). Oltre a ciò, la stessa pulizia della casa con prodotti dedicati e la scelta di complementi d’arredo più adatti alla patologia asmatica consentono di variare, talora in modo significativo e a parità di farmaco, il risultato della cura. Un corretto ricambio d’aria nella casa in funzione del periodo dell’anno, una corretta strategia di fronteggiamento dei cicli pioggia-sole nel periodo di impollinazione, un’appropriata ventilazione e climatizzazione della casa e dell’abitacolo della vettura (filtri antipolline), una corretta scelta di materassi, cuscini, aspirapolvere con filtri anti-acaro, una scelta di giocattoli adeguati, una valida protezione da inquinanti industriali nei lavoratori esposti (isocianati dei verniciatori, ecc.), l’evitamento di farmaci potenzialmente pericolosi, un’adeguata dieta non cross-reagente tra allergeni alimentari ed allergeni inalatori ed un regolare controllo del reflusso in pazienti con malattia da reflusso gastro-esofageo, sono tutte variabili di cui lo specialista non può non tener conto per garantire il risultato.

Ricordo, infine, come un paziente asmatico non debba essere mummificato dalla sua malattia, escludendolo dalla possibilità di una sana e vantaggiosa pratica sportiva (vedi anche “Bambino asmatico e sport: i 10 consigli dello specialista”), ma debba invece essere guidato a praticare sport come un qualsiasi altro paziente non affetto da patologia asmatica prima di tutto per evitare quella pericolosa ed inopportuna ghettizzazione che lo escluderebbe socialmente da una normalità relazionale a cui ha diritto a patto che lo si curi convenientemente. E per finire vorrei ancora ricordare due aspetti della terapia spesso meno considerati ma non per questo meno importanti. Il primo consiste nel fatto che un corretto tempismo nella scelta del momento d’inizio della terapia in periodo pre-stagionale negli allergici consente di migliorare notevolmente l’efficacia terapeutica nel corso del periodo critico di impollinazione, limitando notevolmente la quantità totale dei farmaci assunti. Il secondo, nel fatto che la malattia asmatica è una malattia della “persona” e non semplicemente una malattia dei “bronchi” e, come tale, risente negativamente di tutta una serie di implicazioni anche psicologiche e di un mal controllo degli stati emotivi interni del paziente che, se non tenuti adeguatamente in conto e non correttamente affrontati e risolti, difficilmente potranno consentire il risultato terapeutico auspicato e atteso (vedi anche “ Disturbi respiratori a base ansiosa e depressiva”).

Dott. Enrico Ballor

 

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