Respirare aria di mare: il parere dello pneumologo

mare aria buona per respirare

Per quanto con il termine “talassoterapia” (dal greco, “thalassa” = mare e “thérapeia ” = trattamento) s’intenda una forma esageratamente ottimistica di credo nelle proprietà curative del clima marino, peraltro probabilmente mai scientificamente dimostrate, ritengo invece indubitabili i vantaggi che può trarre, in certi casi, l’organismo umano dal contatto con tale ambiente, in particolar modo nel caso di pazienti affetti da malattie respiratorie croniche e allergiche, quali asma bronchiale (attenzione tuttavia agli eccessivi tassi di umidità e calore di certi ambienti marini e di certe coste), bronchite cronicabroncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), enfisema polmonare, malattie allergiche delle vie aereerinite allergica, bronchite cronica bronchiectasica, sinusite acuta e cronica e sindrome sinuso-bronchiale. In fondo, a pensarci bene, la storia stessa della nostra attuale respirazione parte nella notte dei tempi proprio dal mare! (vedi “Respiro, polmoni, globuli rossi ed emoglobina: lo pneumologo e la storia della respirazione”). Vantaggi, da un lato, ma anche aspetti da non trascurare, dall’altro, per evitare di trasformare un piacevole soggiorno al mare in una serie di problemi in più da dovere poi risolvere.

Vediamo, allora, una serie di considerazioni che mi pare utile conoscere per non rischiare di rimanere delusi, senza dover rinunciare ai molti vantaggi che una vacanza al mare comporta.

  • Per prima cosa, la presenza nelle località marine delle nostre coste di un clima “temperato” di tipo mediterraneo, cioè di un clima relativamente stabile nell’anno, connotato dall’assenza di differenze termiche estreme, con estati non particolarmente calde e inverni non esageratamente freddi, rappresenta un innegabile vantaggio per tutti quei pazienti che, affetti da malattie respiratorie croniche, risultino estremamente sensibili agli sbalzi termici responsabili del precipitare di pur già precarie condizioni respiratorie. Il rischio di episodi di “riacutizzazione” della bronchite cronica e della BPCO, ad esempio, favoriti da eventi infettivo-infiammatori delle vie aeree resi più probabili, nel nostro Paese, dall’esposizione ai climi freddi dei rigidi inverni delle città del nord, risulta infatti decisamente più contenuto nei pazienti che decidano di soggiornano al mare durate il periodo invernale, rappresentando questa una misura di prevenzione efficace per lo meno al pari delle altre strategie che già ho consigliato nel mio articolo pubblicato nel sito “ Bronchiti, polmoniti e altre infezioni respiratorie invernali: i consigli dello pneumologo”.
  • Un altro aspetto sicuramente tutt’altro che insignificante, specie se considerato in rapporto alla sua negativa azione irritante sulle vie aeree, e la decisa scarsità di smog e di polveri sottili nelle località marine extra-urbane delle nostre coste, rispetto ai più inquinati climi delle zone urbane industrializzate. Tale fattore si aggiunge al vantaggio rappresentato dalla maggior stabilità termica dell’ambiente marino sugli episodi di riacutizzazione di cui si è detto prima. In queste condizioni ambientali anche l’attività sportiva praticata all’aperto incontra sicuramente maggiori vantaggi rispetto a quelli dello sport praticato nelle grandi città inquinate (vedi “Sport nelle città e aria inquinata: il parere dello pneumologo”). Lo stesso, oltre allo smog, si applica all’ozono, potente irritante delle vie aeree prodotto in grandi quantità dall’irraggiamento solare nelle calde e inquinate città industriali.
  • Si presti attenzione ai pazienti portatori di patologia respiratoria, quando altresì affetti da un problema ipertensivo (ipertensione arteriosa), in quanto spesso il mancato adeguamento al mare, nel periodo del caldo estivo, della posologia (dosaggio) dei farmaci antiipertensivi, rischia di provocare bruschi cali di pressione secondari alla già naturale vasodilatazione favorita dal caldo. In questo caso, infatti, le terapie dell’ipertensione devono essere spesso seriamente riconsiderate, tanto che alcuni pazienti, quando il caldo è particolarmente intenso, possono persino fare a meno della normale terapia antiipertensiva regolarmente assunta nei periodi dell’anno più freddi, sempre a patto che lo si concordi con il proprio medico. Se, infatti, gli episodi ipertensivi nuocciono sicuramente all’organismo, non meno pericolose possono risultare, specie nell’anziano, le situazioni caratterizzate da valori pressori esageratamente bassi, con rischio di episodi sincopali (perdita della coscienza) e stato di shock emodinamico tali da porre a rischio la stessa sopravvivenza del paziente quando cardiopatico.
  • Se il clima marino è sicuramente vantaggioso nel caso in cui il paziente sia affetto da malattie allergiche delle vie aeree (vedi “Pollinosi” – “Asma allergico e luogo di vacanze: i consigli dello pneumologo” – “Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”), attenzione tuttavia alla presenza di certi pollini allergenici nei luoghi di villeggiatura marina. In certi casi, infatti, specie in pazienti allergici sensibilizzati all’olivo o alla parietaria (vedi “Asma allergico da parietaria (urticaceae): il parere dello pneumologo”), il paziente asmatico o rinitico rischia di trovarsi a fare i conti con tali specie allergeniche non previste, per quanto spesso presenti sulle nostre coste, a causa di una valutazione troppo superficiale della meta marina prescelta. Anche in questo caso il mio consiglio è quello di concordare sempre con lo pneumologo che segue il paziente la località marina candidata alla vacanza, in funzione anche del rispetto del calendario pollinico previsto per la zona oggetto della possibile scelta.
  • Per quanto sia molto diffusa l’idea che lo iodio presente nell’aria di mare possa nuocere ai pazienti affetti da problemi tiroidei, in modo particolare in caso d’ipertiroidismo, tenderei a rassicurare questi pazienti per evitare che, se contemporaneamente portatori di una patologia respiratoria, debbano privarsi dei vantaggi rappresentati dal clima marino sulla malattia respiratoria. La quantità di iodio che si rende disponibile per la sintesi di ormone tiroideo, infatti, dipende principalmente dalla quota introdotta con l’alimentazione e non già con quella resa disponibile dall’assunzione attraverso l’aria respirata. Si badi, quindi, quando al mare d’estate si tende a preferire una dieta a base di pesce e di prodotti del mare, a contenere, nei soggetti affetti da ipertiroidismo, il consumo di molluschi, crostacei, alghe e frutti di mare in genere, a non più di una volta la settimana. Se ciò che ho detto vale per un periodo di permanenza marina di qualche settimana al massimo, ben altra cosa è far soggiornare al mare un ipertiroideo con importante iperfunzione tiroidea per diversi mesi l’anno. Anche in questo caso vale la regola che sconsiglia, in ogni caso, le esagerazioni.
  • L’indiscusso beneficio rappresentato dall’aria marina sui disturbi respiratori della sfera otorinolaringoiatrica, rappresenta anche un grande vantaggio in quei pazienti che, sofferenti di forme sinusitiche specie se croniche, vedono complicarsi i loro problemi respiratori delle alte vie con patologie delle vie aeree inferiori, come capita nei portatori di sindrome sinuso-bronchiale o di sindrome rino-bronchiale. In questi pazienti, infatti, il clima marino risulta determinante nel favorire un miglior controllo non solo della patologia sinusitica, ma altresì dell’infiammazione dei bronchi dipendente dai processi infettivo-infiammatori presenti a livello dei seni paranasali.
  • Un discorso a parte merita poi uno tra gli sport più amati dai frequentatori dell’ambiente marino: le immersioni subacquee (vedi “Asma e sport estremi: il parere dello pneumologo su immersioni subacquee, paracadutismo e altro”). Se in questo caso mi pare scontato che pazienti con broncopneumopatia cronica, enfisema o malattie polmonari croniche responsabili di dispnea (difficoltà respiratoria), non si considerino candidati ideali per questo tipo di attività sportiva, meno scontata appare invece l’auto-esclusione da un’escursione sottomarina, pur se accompagnati da una guida esperta, nel caso di pazienti affetti da asma bronchiale. Mentre una serie di rapide immersioni in apnea non rappresenta in questi casi un rischio se l’asma è farmacologicamente ben controllato, a patto che si portino sempre con sé, eventualmente in una bustina stagna connessa al costume o alla muta, quegli indispensabili farmaci broncodilatatori da usare al bisogno in caso di crisi asmatica che possa insorgere in mare, diversa è invece l’eventualità di un’immersione con autorespiratore e bombole che impedirebbe al paziente, in caso di crisi, di riguadagnare rapidamente la superficie se non al prezzo di rischiare un episodio embolico gassoso scatenato da una risalita tropo rapida rispetto ai tempi previsti per la profondità raggiunta (vedi “Embolia polmonare”). Sono da escludere, ovviamente, da tale pratica, tutti i soggetti che presentino all’atto dell’immersione un asma in atto, o che presentino in anamnesi crisi asmatiche improvvise e non attese per quanto in terapia con broncodilatatori o, ancora, che risultino positivi al test con la metacolina (vedi “Iperreattività bronchiale aspecifica”). Il mio consiglio, anche in questo caso, è quello di affidarsi sempre alla competenza dello pneumologo e dello specialista in medicina dello sport, con i quali valutare l’idoneità alle immersioni anche solo amatoriali e l’opportunità delle stesse. Altra patologia respiratoria, invece, per la quale è da escludersi in modo assoluto non solamente l’immersione muniti di autorespiratore, ma anche solo la semplice discesa in apnea se non in presenza di persona che possa portare soccorso se necessario, è la presenza di bolle di enfisema o di blebs sotto-pleuriche, anche solo isolate, dimostrate alla TAC del torace, di enfisema bolloso o di vera e propria distrofia bollosa del polmone, ancor più nel caso in cui il paziente presenti in anamnesi pregressi episodi di pneumotorace spontaneo. Ciò per evitare il concreto rischio di veder ricapitare in mare una situazione che, priva di rapida e adeguata assistenza, rischia di rappresentare un evento talora anche mortale.
  • L’esposizione naturale al sole, anche solamente per 15-20 minuti al giorno, e non solo, quindi, quella indicata con finalità terapeutiche dal termine “elioterapia”, consente quell’indispensabile tappa metabolica che avviene nella cute grazie ai raggi ultravioletti della luce solare che, attivando i precursori biochimici della vitamina D, li trasforma nella forma biologicamente attiva in grado di agire favorevolmente sul metabolismo del calcio e del fosforo. Recenti studi sembrano confermare che il complesso vitaminico D, formato da forme simili della stessa molecola aventi funzione biologica affine, non solo, come noto da molto tempo, riveste una funzione fisiologica fondamentale facilitando l’assorbimento intestinale del calcio e rendendo disponibile tale elemento per il metabolismo osseo, ma sembra altresì importante nel ridurre in maniera significativa il rischio di crisi asmatiche e di malattie allergiche delle vie aeree, tra le quali la rinite allergica, e le riacutizzazioni di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), in pazienti affetti da tali malattie respiratorie croniche.
    Il ruolo della vitamina D necessaria in quantità sufficiente a garantire questa sua funzione “preventiva”, sarebbe da riferire alla sua capacità di rendere più efficaci le difese immunitarie, riducendo il rischio di contrarre quelle infezioni virali che divengono poi causa diretta di crisi respiratorie in pazienti affetti da asma bronchiale e BPCO. Se gli attuali dati non consentono ancora di definire una reale necessità di supplementazione attiva di vitamina D con la dieta a fine preventivo, è certo, invece, quanto il deficit vitaminico sia correlato, sia nei bambini che negli adulti, con un malfunzionamento immunologico che favorisce le infezioni nei soggetti con ridotti livelli circolanti della vitamina. Di qui, il favorevole ruolo svolto dall’esposizione al sole al fine di evitare l’eccessiva depauperazione del pool vitaminico circolante.
  • Non si dimentichi che anche solo l’effetto rilassante di una piacevole vacanza al mare rappresenta una buona occasione per ricaricarsi di energia e per ridurre le anomale contratture muscolari, specialmente in quei pazienti che, usando male per eccessiva tensione psichica i gruppi muscolari respiratori, primo fra tutti il diaframma, hanno perso la possibilità di ottimizzare l’attività di tali muscoli specie se posta in rapporto a quella che sarebbe richiesta dal gap respiratorio imposto dalla patologia respiratoria di cui possono essere portatori (vedi “Migliorare da subito il proprio medo di respirare”). Una piacevole ginnastica respiratoria praticata in modo lento e armonico sulla spiaggia (vedi “Esercizi respiratori per pazienti con BPCO: la ginnastica respiratoria consigliata dallo pneumologo” – “Ginnastica respiratoria, BPCO e Yoga: il parere dello pneumologo”) e l’occasione di socializzazione favorita dall’ambiente marino (vedi “BPCO e vita attiva: i consigli dello pneumologo”), sono in grado, agendo sugli aspetti psicologici del paziente (vedi “Disturbi respiratori a base ansiosa e depressiva”), di creare le premesse per ridurre la dispnea anche solo attraverso un rinnovato e più piacevole modo di percepire il corpo, divenuto in questo modo più accettabile in quanto, prima di tutto, “meno nemico”.

Dott. Enrico Ballor

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